Conoscere Luisa Ronconi

Biografia a cura di Luciano Salsi

luisa-ronconiLuisa Ronconi è nata a Forlì il 14 Aprile 1947 , dove ha vissuto prima di trasferirsi a Bologna.

Nell’educazione di Luisa hanno avuto un ruolo fondamentale i Nonni, ripresi più volte nei suoi scritti, ed in generale la sua Famiglia.

Il nonno Luigi e la nonna Italia ( la persona raffigurata nella copertina del Libro “Donne di ieri” ), lui cacciatore, entrambi amanti della natura, le hanno sempre insegnato i valori dell’onestà, della libertà e della coerenza.

Luisa ha frequentato il Liceo Classico Morgagni di Forlì e dopo, la facoltà di Lettere presso l’Alma Mater di Bologna.

Erano gli anni duri del ’68 e delle lotte femminili che hanno sottolineato il carattere di Luisa.

Nel suo lavoro di insegnante di Lettere ha sempre avuto come riferimento i bisogni dei giovani : dall’abbandono scolastico, alla droga, alla funzione insostituibile della cultura.

Le passioni di Luisa : l’arte, in particolare la scrittura, la pittura e la musica. Era appassionata di tutte le manifestazioni artistiche e vivevamo insieme i più grandi eventi culturali. Momenti speciali la partecipazione alle rappresentazioni al teatro Greco di Siracusa.

Altra passione la natura. Abbiamo una casa ad Asiago e lì, Luisa si è lasciata attrarre dai pensieri di Mario Rigoni Stern, di Ermanno Olmi che incontravano spesso.

Poi i luoghi della memoria dell’Altopiano: l’Ortigara, le battaglie, i cimiteri della prima guerra mondiale.

Altro aspetto che voglio sottolineare in Luisa è la costante ricerca della pace interiore. I nostri posti segreti : Ischia e l’Abbazia di S. Antimo. In questi posti così formalmente diversi io e Luisa abbiamo vissuto la completezza del nostro stare insieme.

E’ dal ritorno dal nostro ultimo viaggio da S. Antimo – Febbraio 2012 – la scoperta della malattia : tumore al polmone. La prima diagnosi “ da questa malattia non si guarisce”. Parole dette, analizzate, urlate mille volte per potere trovare un senso diverso.

Inizia il percorso di questa malattia, il calvario: la chemio, i ricoveri, il day hospital, i periodi dove pare stare meglio, le illusioni, le speranze, le cadute.

Ed in quei giorni, nasce in Luisa uno spirito combattivo, come una necessità di ripercorrere tutta la sua vita, i suoi punti forti. Il tempo non era sufficiente per rivivere tutto, ma lo strumento esisteva: la scrittura.

Dal letto dell’ospedale, alla convalescenza a casa, Luisa ha iniziato a scrivere, con forza e determinazione ed ha scelto nel suo percorso i tre temi che ha sempre avuto nel suo spirito e prodotti dall’insegnamento dei   nonni e della famiglia.

favole della sera

Il primo Libro è dedicato ai figli Francesca e Giovanni : LE FAVOLE DELLA SERA ( Edizione Rupe Mutevole) ove, nella introduzione afferma:

“ La società globale ci ha portato a vivere una vita falsa ed egoista, in cui c’è poco amore e, al contrario, c’è molta solitudine e poca capacità di dialogare con il prossimo…ho pensato , quindi, di iniziare rivolgendomi ai più piccini, perché, con la guida dei loro genitori, imparino a capire quali sono le cose veramente importanti nella vita e le trasmettano a loro volta ai loro figli. “

 

storie vere di animaliIl Secondo Libro è dedicato al nipotino Giacomo STORIE VERE DI ANIMALI ( Edizione Rupe Mutevole) ove nella introduzione si legge:

….. se, leggendo alcuni di questi racconti sentirete le lacrime scendervi sulle guance, vuol dire che siete ancora vivi dentro, cari lettori, rallegratevi, perché si può fare ancora affidamento sulla vostra capacità di stupirvi, di essere in pace con voi stessi e con gli altri, in una parola siete capaci di amare………dobbiamo avere voglia di cercare Dio nelle piccole cose intorno a noi”.

 

 

 

donne di ieriQuando la malattia ha preso il sopravvento ed il dolore diventava sempre più acuto la sua attenzione si è rivolta all’analisi della condizione femminile, ai disagi delle donne attraverso i racconti che compongono il suo terzo Libro: DONNE DI IERI ( Edizione Rupe Mutevole).

Nella introduzione si legge:

—I giovani di oggi non si rendono conto di quanto sia stato difficile dimostrare il nostro valore, non nascondere più la nostra intelligenza ed essere apprezzate per questo e non solamente per la grazia delle nostre forme………. Noi donne stiamo stanche di essere considerate angeli del focolare, infermiere perfette, madri e sorelle esemplari..”

La scrittura era diventata una terapia fantastica, aveva già in animo una secondo intervento nel mondo delle fiabe e il completamento dell’analisi del ruolo della donna negli ultimi decenni.

Nel Giugno 2014 la situazione clinica ha avuto un progressivo e costante peggioramento. Ma ogni giorno, sempre con fatica e con il sorriso più spento, apriva il suo PC per stare insieme alle sue favole, alle sue storie di animali ed alle sue sfortunate, perdenti ma mai indomite Donne di ieri.

Luisa si è spenta al S. Orsola di Bologna il 23 Luglio 2014.

luisa-ronconi-le-nuove-favoleDopo la scomparsa di Luisa, con fatica ho aperto il suo PC ed ho trovato le fiabe di  un nuovo libro che era in fase di definizione.- “ Le nuove Favole della Sera”.

Sono riemerse le sue delicate storie di animali con il nome umano sempre tese  suggerire comportamenti e riflessioni.

A rileggere queste favole  traspare completamente il carattere di Luisa, il suo amore ed il suo desiderio che i genitori siano sempre accanto ai piccoli, perché le distrazioni del mondo non siano false sirene    nel delicato momento della loro crescita.

Questo libro è stato pubblicato postumo dalla Casa Editrice Rupe Mutevole.

Volendo portare avanti il percorso di Luisa è stato promosso il Premio Letterario Luisa Ronconi che, annualmente, toccherà i temi analizzato da Luisa.

La prima edizione del 2015 è stata dedicata al tema delle Donne, quella di questo anno al mondo delle fiabe , mentre la successiva sarà dedicata al mondo della natura.

Riprendo, per completare il ricordo di Luisa, la riflessione espressa nella citata presentazione di Firenze del suo Libro, ripresa da  “IL PESO DELLA VALIGIA” :

“hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui, ma adesso forse ti puoi riposare… ti apro la valigia…c’erano solo quattro farfalle un po’ più dure a morire”

Il mio intento è sempre tenere viva la fiamma di LUISA, fare volare quelle farfalle dedicate a Lei,   una persona fantastica sensibile che merita di essere apprezzata nei suoi libri, nel Suo Ricordo.

 

Luciano Salsi

Le lacrime di Giovanni

Cara mamma,
mi sembra passato un secolo dall’ultima volta che ci siamo parlati, che ci siamo abbracciati stretti stretti, che abbiamo sorriso insieme. Sai, in questi giorni mi sono sforzato di ricordarmi quali siano state le ultime parole che ti ho sussurrato l’ultima volta che ci siamo visti.
giovanniE’ ancora tutto molto confuso e offuscato, perché quei giorni sono stati strani, senza senso e molto dolorosi. Ricordo soltanto fotogrammi ben precisi del Sant’Orsola, della tua stanza, della flebo messa su senza interruzioni. E poi mi ricordo il panorama che si vedeva dalla tua finestra, era stupendo. Si vedevano le prime colline che partivano dalla città, potevi contare almeno sette tipi di verde, i primi boschi e seguendo lo sguardo verso il cielo arrivavi a  San Luca. Una volta scherzando ti ho detto che neanche l’hotel Baglioni poteva vantarsi di un panorama così meraviglioso.
Ricordo le tue mani, dalla presa sempre meno forte, che cercavano le mie come un nido sicuro e protetto e ricordo il tuo sguardo molto più preoccupato e stanco del solito che cercava nel mio sguardo un po’ di serenità e risposte liete. Non hai idea di quanto mi manchi, e di quanto io abbia bisogno di te in questo momento. Non mi sembra ancora vero che non posso più chiamarti al mattino, come facevo tutti i giorni, prima di andare al lavoro, per augurarti una buona giornata e chiederti come stavi.
Vorrei raccontarti ancora tante cose e soprattutto vorrei chiederti un sacco di cose, ma il tempo ci ha tirato un brutto scerzo, e dovrò aspettare ancora un po’ per poterti rivedere. Mi consola sapere che prima o poi ci rivedremo, che continueremo a tenerci per mano e a bisticciare come sapevamo fare solo noi. E allora ho pensato di salutarti con due immagini, con le due pagine di vita che più ci hanno legato nel nostro cammino: tu le conosci benissimo, perché me le hai fatte conoscere tu, insieme a papà. Ma andiamo con ordine…
La prima immagine è tratta dal libro il Buio oltre la siepe; mi ricordo che, insieme, abbiamo visto il film centinaia di volte, ma quello che mi hai regalato è questo pezzo, che in terza media, nel lettone, abbiamo letto insieme ad alta voce. Da allora quelle parole sono indelebili nella mia mente e nel mio cuore. Sono diventate un messaggio per noi, un modo di vedere le cose, di interpretare la vita, una luce da seguire, e spero un giorno, di poter essere nel mio lettone, con mio figlio, a leggere, insieme, ad alta voce, lo stesso brano.
Scout: I vicini portano da mangiare quando muore qualcuno, portano dei fiori quando qualcuno è ammalato, e altre piccole cose in altre occasioni. Boo era anche lui un nostro vicino, e ci aveva dato due pupazzi fatti col sapone, un orologio rotto con la catena, un coltello… e le nostre vite. Una volta Atticus mi aveva detto: “Non riuscirai mai a capire una persona se non cerchi di metterti nei suoi panni, se non cerchi di vedere le cose dal suo punto di vista”. Ebbene, io quella notte capii quello che voleva dire. Adesso che il buio non ci faceva più paura, avremmo potuto oltrepassare la siepe che ci divideva dalla casa dei Radley, e guardare la città e le cose dalla loro veranda. Accadde tutto in una notte, la notte più lunga, più terribile… e insieme la più bella di tutta la mia vita.
La seconda immagine è tratta dal film il Grande Dittatore, di Chaplin. Mi ricordo che in quarta elementare, mi ero preso una bella febbre e sono stato a casa da scuola. Tu eri andata a lavorare e papà era rimasto con me a casa a farmi compagnia.
Papà, per farmi passare il tempo e non farmi annoiare, era andato a comprarmi la videocassetta del Grande Dittatore e avevamo cominciato a vederla. Per quanto fossi piccolino, quel film mi piacque fin da subito, e tuttora, come sai bene, è uno dei miei film preferiti. Ancora adesso è vivo in me il momento in cui sei arrivata a casa da scuola, mi hai abbracciato come sapevi fare solo tu, e hai cominciato a farmi tante coccole. In quel momento è partita la scena che ti piaceva tanto, e mi ricordo ancora che noi tre eravamo in una sintonia perfetta.
Da quel giorno, la tua scena preferita è diventata anche la mia scena preferita.
“Anna puoi sentirmi?
Dovunque tu sia abbi fiducia. Guarda in alto Anna. Le nuvole si diradano, comincia a risplendere il sole. Prima o poi usciremo dall’oscurità verso la luce e vivremo in un mondo nuovo, un mondo più buono, in cui gli uomini si solleveranno al di sopra della loro aridità, del loro odio, della loro brutalità. Guarda in alto Anna, l’animo umano troverà le sue ali e finalmente comincerà a volare, a volare sull’arcobaleno, verso la luce della speranza, verso il futuro, il glorioso futuro che appartiene a tutti, a me, a te, a tutti noi. Guarda in alto Anna, lassù.”

Spero di essere stato un bravo figlio, e di averti dato un po’ di soddisfazioni.  Tu sei stata una mamma meravigliosa. Cocciuta, maledettamente  testarda, e incredibilmente meravigliosa.
Tu e papà mi avete fatto sentire molto protetto, amato e al sicuro quando ero piccolo. Mi auguro di essere un genitore bravo come te e papà. Se così sarà, non avrò paura di niente.

Luisa-nonna

Vorrò parlare di te ai miei futuri figli, parlerò di una nonna molto coraggiosa, testarda e tanto dolce, che mi ha insegnato ad affrontare i problemi a testa alta e a lottare sempre, perché la vita è bella, e bisogna conquistarla e meritarla ogni giorno. Gli racconterò di quanto coraggio avevi soprattutto negli ultimi anni, e di come si possa affrontare l’ignoto e l’incertezza con la voglia di ritornare in piedi.
Lottare.
Ti voglio salutare con le ultime parole che ti ho detto l’ultimo giorno. Semplici ma potenti.  Ti voglio tanto bene.
Buona giornata, mamma bella.
Giovanni

Le lacrime di Francesca

Luisa-nonnaE’ incredibile come, pur sentendone parlare spesso, finiamo per pensare che alcune cose non possano entrare a far parte della nostra vita.
Tumore? Si certo, a causa di questo è morto il padre del talaltro …..l’hanno diagnosticato al tale amico, ….ma … a te, mamma? No, non è proprio possibile.
La prima sensazione che mi attraversa il corpo e la mente è l’incredulità….ci deve essere per forza un errore.
Ma poi arriva la conferma e, con essa, la botta, ulteriore e implacabile:è proprio vero.
Toglie il fiato dover accettare una realtà del genere. Ma la parola che veramente mi ha fatto prendere coscienza della situazione è una, in particolare: chemioterapia. Non si scappa: il nome della cura rende il male reale.
Piano piano, ci si arrende all’idea e occorre tenere alto il morale: dobbiamo affrontare la chemio ma vedrai che poi andrà tutto a posto.
Al V piano dell’Ospedale S. Orsola Malpighi si cerca di  non vedere le altre degenti, che sono mesi, magari anni che combattono coraggiosamente questo male subdolo e vigliacco, che portano addosso i segni della loro strenua lotta, che hanno perso i capelli…..tanto a te non succederà, mamma….
E invece succede, anche tu cominci a portare su dite gli stessi segni; si, mamma, è vero…ma sai qual è la cosa importante, ciò che conta veramente? E’ che sei qui, cosa vuoi che mi importi dei tuoi capelli…
Poi finalmente ricrescono e allora, vedi, dai, che tutto può tornare come prima.
All’improvviso, però, non cammini più bene…occorre accettare di vederti seduta su una sedia a rotelle, proprio tu, che non ti saresti mai fermata, nemmeno per dormire, se fosse stato possibile, che vivevi la vita quasi aggredendola…oh..quante volte abbiamo discusso su questo punto…sul fatto che io, invece, ho un ritmo, diciamo, più tranquillo…e infatti è ormai storico il tuo “Dai, dunque!”…
Ma, ancora una volta, mi rifiuto di credere che possa trattarsi si una battaglia che non riusciremo a vincere. Ancora una volta si accetta la situazione a fronte del dono di stare comunque insieme…
Arriva però il 02 Giugno….mi sveglio con una sensazione di  paura e sconforto…che mi accompagna per tutta la mattina…strano, penso,  sono a casa con la mia famiglia, è un giorno di festa….ma poi arriva la notizia che l’ultima tac non è andata bene…è l’inizio della fine…
Io credo di essermi  rifiutata fino all’ultimo di arrendermi all’idea che non ci fosse più nulla da fare. Mai, in questi ultimi, frenetici e assurdi due mesi, ho pensato che te ne potessi andare, mamma, credimi…e men che meno così all’improvviso… ti ho salutato all’ora di pranzo…un saluto che prevedeva e sottintendeva che ti avrei rivisto da lì a poco.
Quante volte ho pensato che se avessi saputo che quello sarebbe stato l’ultimo saluto, l’ultima occasione di parlarti, ti avrei detto quanto ti voglio bene, mamma, quanto sei stata fondamentale per me, pur con i nostri contrasti e le nostre litigate.
Perché, mamma, senza di te mi sento come un albero senza radici.
Ma mi è successo qualcosa di incredibile: ti sento sempre con me.
A presto.
Dada

Intervista a Luisa Ronconi sul suo libro “Donne di Ieri”

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Intervista a cura di ALESSIA MOCCI

“Donne di ieri”, un titolo significativo che rievoca subito la tematica presente nel libro. Come nasce l’idea di questa pubblicazione?

Ho scritto questo libro per indurre le persone a riflettere, in un tempo di cambiamenti,  di violenza e di sfacciata libertà, che non ha motivazioni profonde, ma mira all’ interesse e al piacere. Sembra che l’attenzione verso gli altri sia limitata alla capacità di questi ultimi di arrecarci vantaggi e privilegi.

Ho scelto il tema della condizione femminile, perché è quello che conosco meglio e che è di grande attualità. Ho percorso settanta anni di storia delle donne, per sviluppare le mie riflessioni.

Sono partita dalla lettera con cui il mio bisnonno autorizza mio nonno a corteggiare mia nonna, che è la ragazza ritratta in copertina. Mi ha ispirato il modo in cui tiene l’ombrellino da sole dietro la schiena, quasi con aria di sfida.

Sono passata poi alle storie dei partigiani, saltando le due guerre mondiali, che meriterebbero una trattazione a parte.

Si consideri che mio nonno, un ragazzo del ’99, è partito per il fronte dopo essersi fidanzato, ma l’hanno rimandato a casa, con suo grande disappunto, perché sua madre era vedova e suo fratello aveva perso una gamba sull’Ortigara.

E’ giusto che i giovani di oggi abbiano la consapevolezza della fatica, delle lacrime e dei sacrifici che le donne hanno fatto in settanta anni di storia.

Purtroppo, questa società è troppo superficiale ed ha l’abitudine di non approfondire molti concetti e spesso ci si limita ad informarsi sugli avvenimenti passati senza fare un’analisi critica.

Il mio vuole essere, in un certo senso, lo sguardo attento della situazione della donna, che man mano, lentamente, si è evoluta grazie alla cultura, alle proprie lotte che hanno permesso di raggiungere posizioni professionali remunerative e l’hanno resa oggi,  indipendente anche finanziariamente.

Infatti le mie “Donne di Ieri” sono tutte perdenti e la riflessione su queste sconfitte rappresenta la prima spinta per l’emancipazione.

Anche la conoscenza del proprio corpo ha aiutato la donna a gestire se stessa e la sua sessualità ed è risaputo che la conoscenza rende liberi e sicuri di sé.

Sono certa che sia necessario riflettere sul passato, per poter meglio vivere il futuro con consapevolezza e fiducia .


donne-di-ieri-popupLa copertina della raccolta è molto particolare, ritrae una bellissima donna che ha lo sguardo sospeso nell’aria, quasi come se cercasse il sole di un inverno infinito. Ci sai dire qualcosa in più di questa fotografia?

Come ho detto, mi ha colpito il modo in cui mia nonna tiene l’ombrellino dietro le spalle con aria di sfida.

L’ho trovato una atteggiamento provocatorio e poco consono alle ragazze dell’epoca.

Il suo sguardo è rivolto al futuro e la vedo felice. Ciò rappresenta l’ideale di quello che avrebbero dovuto  essere  le donne di allora.

Nella realtà le cose andavano ben diversamente.

Ho scelto questa copertina, perché gli occhi di mia nonna sembrano vedere  le nostre vittorie di oggi e quegli occhi devono essere gli occhi di ogni donna.

13 storie che vedono come protagoniste donne che hanno avuto una storia diversa dalla tua e dalla mia. Quale fra queste ha una percentuale di realtà?

Diciamo che tutte le storie sono liberamente tratte da fatti di cronaca e  dai racconti che le donne facevano tra loro nei salotti, nelle cucine,  dalla sarta e dalla parrucchiera, senza curarsi delle orecchie indiscrete delle bambine, che giocavano vicino a loro fingendo indifferenza, ma che assimilavano tutto.

Le donne di allora appartenenti alla cosiddetta borghesia  non lavoravano ed avevano tempo libero, anche troppo, di qui  le visite alle amiche e le chiacchiere.

Andare dalla sarta, in particolare, significava trascorrere l’intero pomeriggio fra donne a fare pettegolezzi. Si pensi che c’erano le apprendiste, le stiratrici, le tagliatrici e non erano meno di dieci donne.  Il ricordo è ancora vivo in me. Lì si distruggevano reputazioni, si combinavano matrimoni e si sparlava di tutto e di tutti.

Certamente “ Partigiani” è una storia vera. Né è testimone mio padre, che oggi ha più di novanta anni. Quando ero bambina erano storie di grande attualità, come le storie degli ebrei nei lager e ricordo uomini al cancello del mio giardino, di ritorno a piedi dai campi di prigionia, chiedere del cibo, che in casa mia non veniva  ma negato.

Anche le storie di Giannazz, che ho personalmente conosciuto, sono vere. Ho visto anche i pastori e ho mangiato la ricotta che producevano e mettevano in canestri di vimini.

La storia “ Le Contadine non si siedono a tavola con gli uomini” è reale. La bambina che si sedeva vicina al padre  avvocato e guardava stupita quelle donne sono io.

In “Le contadine non si siedono” racconti di donne che non potevano mangiare sedute al tavolo con gli uomini  e con gli ospiti. Realtà o finzione letteraria?

Come ho detto è una storia vera. Nel mondo contadino, in Romagna come dovunque credo, le donne avevano un ruolo di secondo piano, erano sottomesse agli uomini e non pensavano di ribellarsi: erano rassegnate.

Questa situazione, a mio parere, non è stata sufficientemente analizzata.

Le Classi Sociali esistevano ed anche all’interno delle stesse classi, dalla più elevata alla classe contadina, le donne dovevano sempre e comunque essere sottomesse.

La donna oggi. Com’è cambiata la relazione con la società e con le opportunità rispetto agli anni che descrivi nella tua pubblicazione?

La donna di oggi è più consapevole, più colta,indipendente finanziariamente, padrona del proprio corpo e capace di programmare i figli che vuole far nascere.

Tuttavia, non tutte le donne oggi riescono a farsi aiutare alla pari, nella famiglia, dai loro compagni, che cercano ancora  di mantenere  alcuni privilegi che avevano i maschi una volta.

Le antiche abitudine sono dure a morire. A volte, però, si cade nell’eccesso opposto

Non è necessario cancellare la propria femminilità per affermare l’indipendenza e la parità, scimmiottando gli atteggiamenti degli uomini, come si rileva in molte donne in carriera.

Hai delle autrici guida che ti hanno accompagnano nella lettura e nell’immaginazione?

Il mio pensiero va ad Oriana Fallaci, Dacia Maraini, Armanda Guiducci, Franca Rame, Elsa Morante, Anna Banti e Maria Bellonci.

Queste autrici, così fortemente consapevoli della loro femminilità, mi hanno insegnato la forza e la costanza nell’intraprendere la via della consapevolezza   di sé.

Le loro donne sono combattive, vanno controcorrente, perseguono la verità, e l’affermazione della propria identità ad ogni costo. Non negano i sentimenti e soffrono per amore, senza rinunciare alla lotta.

Qual è l’ultimo libro che hai letto? E l’ultimo film visto?

Penso che le donne scrivano in maniera chiara e che non rifuggano dai sentimenti, che sappiano descrivere in maniera precisa e sincera   i moti dell’anima.  In una parola, spesso preferisco le autrici agli autori, perché suscitano in me maggiori emozioni e leggo molti libri di autori italiani . In realtà leggo molto e di tutto.

Ho appena finito di leggere Chiara di Assisi di Dacia Maraini. Mi ha entusiasmato il punto di vista dell’autrice; Santa  Chiara  è una disubbidiente, una ribelle e afferma fortemente la sua volontà nel perseguire la scelta della povertà; non possiedo cose donatemi, dunque non appartengo a nessuno. Non avevo esaminato la questione da questo punto di vista.

Non vado al cinema da anni, perchè  preferisco  guardare i film in dvd o in tv, ma ho visto il film La grande bellezza del regista Sorrentino e devo dire che vi è rappresentata appieno la decadenza della nostra società, così permissiva e inconcludente, così egoista.

E’ necessario guardare i bambini e tornare a stupirsi con loro, per questo scrivo favole e racconti di animali, per mantenere un contatto costante con il mondo dei più piccoli.

Salutaci con una citazione

Da Dacia Maraini, Chiara da Assisi. Edizione Rizzoli.

L’autrice, a pag.95, cita un Padre della chiesa, san Giovanni Crisostomo e tale citazione mi sembra appropriata per chiudere l’intervista.

“La donna è male sopra ogni altro male, serpe e veleno contro il quale nessuna medicina va bene. Le donne servono soprattutto a soddisfare la libidine degli uomini.  Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse all’uomo, e la minore e inferiore alla femmina; e quegli divenisse degno d’onore per il ruolo suo eminente, questa invece per gli uffici suoi più vili non pensasse ad alzare la cresta contro il coniuge.”

Care donne, pensiamo che da quei tempi è stata fatta molta strada, per fortuna!!.

La presente intervista è stata tratta da OublietteMagazine.com.

Per l’intervista originale Premi qui.

Intervista a Luisa Ronconi per la seconda ristampa de “Le Favole della Sera”

A cura di  ALESSIA MOCCI.

fiabe-della-sera-popupInnanzitutto complimenti Luisa per questo tuo importante traguardo. Una seconda ristampa, oggigiorno, per un’autrice emergente non è da tutti. Come spieghi questo successo?

Il modo per comunicare  con i più  piccoli  è la favola,  che permette agli adulti di condividere il mondo dei bambini e di capire il loro modo di pensare,  che si basa sempre e comunque sui principi universali.  Infatti la strega cattiva viene sconfitta e le fatine aiutano  a debellare il male.

Ho pensato che le favole di quando eravamo bambini sono datate, perciò ci vogliono nuovi argomenti per comunicare con le giovani generazioni-Ho cercato di modernizzare il mondo delle favole, per comunicare nuovi messaggi più attuali, ma che trasmettano gli stessi principi.

Quand’è nata la tua passione per la favolistica?

Quando ero piccola la sera mio padre, mia madre e mia zia mi leggevano le  favole ed era un dialogo aperto ed importante.

I bambini sono la parte migliore della società ed é un dovere per me tenere vivo questo dialogo, che certo migliorerà loro, ma migliorerà anche noi.
Mio padre mi leggeva il Giornalino di Gianburrasca e rideva delle disavventure del protagonista.

Al contrario, io provavo pena per quel bambino che non ne faceva una giusta.

Mia madre mi  leggeva Pinocchio e questo racconto mi faceva capire tante cose, perché ancora adesso lo giudico la più bella favola del mondo.

Mia zia mi leggeva Peter Pan e le favole di Andersen,che mi commuovevano fino alle lacrime.

Quando mi lesse l’episodio in cui Peter non potè rientrare in casa sua perché i genitori avevano chiuso la finestra ed accudivano   un altro bambino, i miei non riuscivano a farmi smettere di piangere per la sorte del piccolo Peter.

“Le Favole della Sera” vedono come protagonisti animali ed esseri umani nella loro ricerca del bene comune.  Hai avuto qualche fonte di ispirazione per la caratterizzazione dei personaggi?

Le mie favole trattano della natura, degli animali e dei bambini, perché vorrei trasmettere ai più piccini  la gioia che si prova quando si condivide il percorso della vita con passione.

Da piccolina guardavo negli occhi la cagna di mio nonno e ci leggevo una tenerezza infinita, un amore non espresso a parole che   arrivava fino al mio cuore.

Nella favola “La lumachina senza casa” si racconta di una lumaca che per un incidente in giardino perde il guscio, la sua casa. Quant’è importante nella società l’accettazione del diverso?

Non è corretto pensare che le favole siano un genere letterario minore, al contrario sono l’espressione della volontà degli adulti di comunicare con i bambini e di trasmettere loro dei valori imprescindibili, che non capirebbero altrimenti.

La mia è stata una scelta di campo importante che vuole prendere posizione contro una società che giudica improduttivi i bambini e gli anziani e ,quindi, non meritevoli di attenzione.

La storia della Lumachina senza casa vuole indurre i bambini ad accettare il diverso ed amarlo comunque.

La storia della Paura del buio, è nata da una domanda che mi ha fatto mio nipote : “hai paula dei mostli, nonna “.

La favola dei topini é puramente narrativa e vuole dare una spiegazione fantastica ad un fenomeno fisico.

Qual è la favola che senti un po’ speciale rispetto alle altre?

Cito la favola di Gianni Rodari il Semaforo blu, tratto da Favole al telefono.
Il Semaforo di Piazza Duomo a Milano ad un tratto è diventato blu e nessuno ha capito il perché.

Lui voleva dare il segnale di via libera verso il cielo.

Questa favola mi ha dato un’emozione grande , ha fatto nascere in me un sentimento che vorrei suscitare con le mie favole, il sentimento di completa fiducia nella natura ,negli animali e nelle cose.Da soli gli esseri umani non ce la fanno a capire il soprannaturale,direi  il divino.

Ti consideri una fervente lettrice?

Sono una lettrice accanita ed ogni circostanza della mia vita è stata sottolineata dal libro che stavo leggendo in quel momento.

Quando ero all’Ospedale per partorire mia figlia, mi hanno fatto compagnia Le piccole virtù di Natalia Ginzburg e mi sono commossa al ricordo di Cesare Pavese, l’amico lasciato solo.

Durante un viaggio in Gallura, stavo  leggendo Un uomo di Oriana Fallaci.

Ho lasciato il libro in giardino una notte e il cane del padrone di casa l’ha distrutto.

Ero tanto presa dal libro che non ho dato pace a mio marito fino a che non è andato ad Olbia a comprarlo.

Salutaci con una citazione… 

SE NON DIVENTERETE COME   BAMBINI NON ENTRERETE NEL REGNO DEI CIELI

( MATTEO 18,1-5)

La presente intervista è stata tratta da OublietteMagazine.com.

Per l’intervista originale Premi qui

 

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IL VOLO DI UN ANGELO

 LA SCOPERTAangelo-riflesso

Eravamo a Bagno Vignoni, uno dei nostri angoli di Paradiso. Era l’Epifania del 2012.

Avevamo visitato S. Antimo, il nostro condiviso  luogo di vera profonda Comunione.

I primi sintomi: il respiro affannoso, l’affaticamento, ma  superavamo tutto, tanto era la gioia di stare insieme,  le cene, le passeggiate, il raccoglimento nella nostra Abbazia.

LA DIAGNOSI

 Il pronto Soccorso – Febbraio 2012. Il primo ricovero al piano terzo. Le analisi ed i primi sospetti.

La comunicazione della presenza del tumore.  L’incontro con il primario : “ da questa malattia non si guarisce”.  Che frase assurda, immonda volgare, detta senza un attimo di pietà, ma guardando l’orologio con distrazione.   Da parte nostra, in silenzio, la volontà, il desiderio di dare un significato speciale alla odiosa incompleta  frase.

Luisa-malattiaIL PERCORSO

Le prime chemioterapie……le  speranze, illusioni,  il panico. Il contatto con gli altri pazienti per capire il percorso.

Le dimissioni, la gioia di ritornare a casa. Creare una nuova vita. Ma che meravigliosa vita.

Abbiamo capito il vero significato della vita, la trappola della stessa che ci porta a credere a valori falsi, mentre l’unico significato è l’amore, gli occhi dei tuoi figli, lo sguardo di tuo nipote e sempre, sempre l’amore.

LA RINASCITA

La vita quotidiana. Una volta al mese la Terapia. Ma i restanti giorni si può vivere. La reazioni di chi ti vuol bene : dalla compartecipazione attiva e sincera,  alla negazione della realtà ( stai bene vero, ti vedo molto bene). Le vacanze al mare, la ripresa dei dolori. Il rito delle medicine della mattina.

LA RICADUTA

ll Contatto costante con il Day Hospital. Il rapporto con i Medici e la struttura. Quanto vale uno sguardo…

Le prime Tac positive, le cellule cattive si sono fermate. La gioia, il cuore che impazzisce.

Ma poi, inesorabile, Il respiro sempre più’affannoso, la sedia a rotelle, il deambulatore, l’ossigeno. Il ricordo dei nostri paradisi: Asiago, Napoli, Ischia,Roma, S. Antimo.

LA SCOPERTA DELLO SCRIVERE

L’Idea realizzata di scrivere e pubblicare i tre libri che sottolineano ed esaltano le passione di Luisa: il mondo dei piccoli, con le fiabe, il modo degli animali per scoprire sensibilità nuove, il mondo delle donne, per continuare la loro lotta di emancipazione.

Ecco il senso della tua vita : amare, e come dicevi tu, senza chiedere nulla in cambio : “ Facile amare chi ti ama”….. si rimproveravi. Ama, come gesto unilaterale, non chiedere nulla.

LA CADUTA

L’Esito dell’ultima Tac. Il male ha ripreso. La corsa all’Ospedale per il ritiro della medicina necessaria.

1 Giugno 2014. La nuova medicina biologica che dovrebbe essere decisiva.

Gli effetti collaterali e dall’Ospedale arriva l’ordine : sospendete la medicina.

L’ossigeno, per ora per qualche ora al giorno. Poi la sfida: andiamo in Campagna, la si sta bene.

Il trasferimento in campagna, il tuo sorriso, poi le flebo. Ma non hai forze,  quasi non ti alzi dal letto. La decisione : si torna al S. Orsola, pronto soccorso, poi al piano IV.

Le notti con te, la tua voglia di vivere. La lotta impari,  tremenda definitiva.

La tua  voglia di tornare in campagna. Il tuo ultimo Sms: “ Torno in campagna….che bello “.

I preparativi, l’ambulanza l’ossigeno da portare in campagna.

23 Luglio ore 17.00 la chiamata del Medico : Luisa ha poco ossigeno nel sangue; è debole.

Corro da Lei. Le tengo la mano, lentamente si addormenta.

Il Buio. Ore 18.30

Salmo 130 2 Ant :”  se non saprete farvi come bambini, nella novità del cuore e della vita, non entrerete nel regio dei Cieli

“Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi.

Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza; le creature del mondo sono sane, in esse non c’è veleno di morte, né gli inferi regnano sulla terra, perché la giustizia è immortale”

Sap 1, 13-15

Luisa

Alla mia malattia

Ho imparato a temerti
A rispettarti.
Non ti sfido più
Hai domato la mia volontà
Piegato il mio corpo.
Il mio collo reclina
Sul petto.
Come lo stelo spezzato di un fiore
Piango, sì piango….
E sono lacrime
D’amore  per la vita..
Luisa
10 Aprile 2012

Luisa-e-Lucio

E Domani

E domani…….forse………..ma un giorno
Verrò.
Quanto è dolce allora l’attesa….
Così la vita ha trovato un significato ed una conferma.
L’amore vince sempre.
Aspettami.
Io arrivo.
Luciano

Luisa-e-Luciano

Ora lo so

Ora lo so
siamo morti due anni e mezzo fa, abbiamo camminato
insieme,
ma lentamente nella vita.
Il tuo sorriso sempre più spento, i tuoi occhi
che si ribellavano,
Voglio tornare in campagna, che bello,dicevi
la mia mano che ti accarezzava
per alimentare il tuo spirito.
Mentre nel letto 12, del quarto piano
La vita si affievoliva.
Ora tu sei risorta
Dolcissimo Angelo mio,
hai vinto tu,
la tua anima illumina il cielo.
Io,
spento, confuso, inutile
devo continuare a camminare.
Ma sono morto anche io, due anni e mezzo fa,
senza risorgere.
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